Secondo Think Tank “Pensare il contemporaneo”. Il racconto di Martina Mastromarino (allieva MBM XIX ed)

 

di Martina Mastromarino. Allieva del Master in Business Management di AFORISMA, XIX edizione 

Alla lettura de “La stagione delle nomine”, il suo più recente romanzo sulle trame delle nomine ai vertici delle imprese statali, l’idea che nella mente si forma di Pier Luigi Celli è quella di un uomo che ha potuto sperimentare personalmente diversi punti di vista, diversi contesti sociali e lavorativi e, soprattutto, diverse sedie piuttosto scomode. Dopo averlo conosciuto di persona, in effetti, l’opinione non può che essere confermata: il professor Celli parla con voce pacata, ma che risuona della determinazione di chi ha sbagliato e imparato, per poi fare della propria esperienza una sorta di missione: evitare i medesimi errori ad altri, specialmente i più giovani.

Il 18 aprile 2019, in occasione del secondo Think tank “Pensare il Contemporaneo”, per qualche ora quegli “altri” siamo stati noi, gli studenti del Master AFORISMA in Business Management.

Una comune definizione di think tank, letteralmente “serbatoio di pensiero”, ne parla come di un gruppo di esperti, specialisti in materie diverse, che mettono insieme le proprie competenze al fine di analizzare e risolvere complessi problemi di varia natura. A voler cercare di definire il “problema” al centro delle due ore che noi studenti del Master AFORISMA in Business Management abbiamo condiviso con Pier Luigi Celli, sarebbe forse possibile individuarlo in una serie di domande che tutti noi giovani non possiamo fare a meno di porci: in che contesto siamo inseriti? cosa ci aspetta nel prossimo futuro? cosa, e soprattutto chi, vogliamo diventare?

Com’è ovvio, risposte concrete a tali domande non sono possibili, e tuttavia resta un insegnamento che il professor Celli è senza dubbio riuscito a trasferirci: “mentre il futuro è per tutti, l’avvenire è individuale perché è ciò che ognuno di noi costruisce”.

In definitiva, il nostro problema sembra dunque avere un’unica soluzione: agire, con determinazione e coscienza, cercando di porre rimedio agli errori commessi da chi ci ha preceduto e collaborando alla creazione di un futuro migliore per il mondo dell’impresa, ma anche e soprattutto per il mondo in generale.

Ecco i principali temi trattati:

– FORMAZIONE

Quando si pone ad un uomo del calibro di Celli, con un’esperienza pluriennale in ambito accademico, una domanda sull’università e la formazione, si è preparati all’impossibilità di ricevere una risposta esaustiva, né tantomeno una soluzione che sia di facile attuazione. Se poi, in aggiunta, si fa riferimento all’assenza di meritocrazia nel tessuto imprenditoriale, manageriale, politico e istituzionale come causa dell’esodo dei giovani neolaureati dall’Italia, esprimere un’opinione soddisfacente diventa ancora più difficile.

Tuttavia, messo di fronte alla provocatoria descrizione di un Paese dove l’impegno personale e l’acquisizione di competenze sono spesso considerati meri accessori, o addirittura sottovalutati e ignorati, il professor Celli risponde con lucidità e lungimiranza. Il cambiamento, sottolinea, non è qualcosa che debba essere calata dall’alto, ma il frutto della cooperazione tra le istituzioni e i giovani al fine di ricucire una rete sociale che miri a sconfiggere la superficialità del contesto contemporaneo in cui viviamo e a sviluppare una coscienza critica, in particolare attraverso la letteratura e il potere della parola. Come in diverse altre occasioni, di fatti, Celli pone l’accento sul logos, concetto esaltato dai Greci come mezzo per la costruzione della Verità, da utilizzare oggi come strumento di formazione: è la parola, nella specifica forma del romanzo, la forma comunicativa che predilige per favorire la crescita personale, in quanto essa permette di esperire punti di vista, emozioni e ruoli lontani dal nostro vissuto.

 

– MANAGER DEL FUTURO

Il secondo tema toccato dal colloquio con il professor Celli riguarda gli strumenti da utilizzare per costruire i “manager del futuro”. Ancora una volta, la chiave del successo manageriale viene identificata nella lettura: contrariamente alle opinioni più diffuse, secondo il professore “i migliori manuali di management sono i classici”, in particolare per la loro capacità di sviluppare un pensiero altamente critico.

D’altro canto, Celli non è nuovo alle provocazioni: già nel 2009, a seguito di una personale esperienza presso l’aeroporto di Lamezia Terme, aveva composto la celebre “Figlio mio, lascia questo Paese”, una lettera nella quale consigliava al figlio laureando di lasciare un’Italia non più in grado di offrire un futuro ai giovani. “Questo è un Paese in cui se ti va bene comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager”, affermava all’epoca. A qualche anno di distanza, tuttavia, il pensiero del professore sembra essersi evoluto: è così che, con il tono di chi sa, ci spiega che il primo lavoro non serve ad arricchirsi materialmente, ma piuttosto a costruire esperienza da rivendere su un mercato dove la concorrenza è alta, ma le competenze reali sembrano ancora essere piuttosto rare.

 

– RISORSE UMANE

A proposito di mercato del lavoro, non è un mistero il contesto in cui la nostra generazione è inserita: una sempre maggiore richiesta di flessibilità da parte delle imprese rende estremamente importante la creazione di engagement e il coinvolgimento il lavoratore, non più stimolato e motivato a sufficienza dal solo salario. A tal proposito, abbiamo chiesto al professor Celli, in virtù della sua lunga esperienza da direttore del personale, quanto sia importante in ambito aziendale avere qualcuno che sappia valorizzare i talenti per raggiungere il successo. “Per essere un vero capo del personale bisogna avere intelligenza, una pelle d’elefante e soprattutto un cuore ostinato”: queste le sue parole per descrivere quella che per lui è una delle professioni più affascinanti e gratificanti, nonché quella che, ascoltando i suoi racconti, è stata forse quella che negli anni gli ha dato maggiore soddisfazione.

 

– ETICA E LAVORO

I ruoli occupati da Pier Luigi Celli nel corso degli anni sono stati numerosi e diversificati. Prendendo le mosse da una riflessione che nel romanzo è affidata al direttore dei Servizi, non potevamo esimerci dal trattare il delicato tema della dicotomia tra etica personale e doveri professionali. A tal riguardo, Celli condivide con noi alcuni episodi tratti dalla sua personale esperienza, evidenziando l’importanza di saper trovare un equilibrio tra coscienza pubblica e privata. Di particolare interesse è il racconto di un episodio accaduto mentre ricopriva il ruolo di responsabile delle Risorse Umane in Olivetti S.p.A.: a pochi giorni dal Natale fu incaricato di mandare cinquecento dipendenti in cassa integrazione, un compito che decise di assolvere soltanto nel periodo post natalizio, trovando così un compromesso tra gli interessi aziendali e la tutela della persona in quanto tale. Un esempio tra tanti, certamente, che il professor Celli utilizza per raccontarci l’importanza di instaurare un clima relazionale, fatto di esperienze autentiche accresciute da stima e rispetto reciproci, con i propri colleghi e dipendenti a qualsiasi livello della gerarchia aziendale.

 

– ATTUALITÀ

Un ultimo aspetto trattato durante il colloquio con Celli tocca l’attualità, tema che in principio rende il professore eloquente quanto evasivo, restio a sbilanciarsi sull’odierno governo e sul valzer delle nomine pubbliche. Preferisce piuttosto abbandonarsi al passato, regalandoci uno scorcio della sua esperienza in Rai che l’ha visto arrivare ai vertici dell’azienda nel ’98, come Direttore Generale, dopo aver compiuto l’ardua scelta di abbandonare il luminoso scranno in Enel per risalire su quello che al suo arrivo era un carrozzone cigolante. Trovano spazio nel racconto anche celebri nomi della politica italiana e non solo: le pressioni profane di Prodi e D’Alema e quelle sacre di un Vescovo che fa leva sul ricordo della stessa figlia di Celli, Annachiara, suora di clausura. Un percorso, quello del professore, che dimostra come un’azienda pubblica possa essere gestita in maniera differente, mettendo al centro le competenze professionali e non più le tessere di Partito: un’autentica impresa, se si considera che “la Rai è un circo, e un circo può essere diretto solo da un Domatore”.

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